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lunedì, 31 luglio 2006
30/08/2006 ore 21:00 - Antony e The Johnsons - Teatro Romano - Verona
no, non la linko, state tranquilli
Parlare dei Giant Sand, o ancora peggio tentare di farne una mini-biografia musicale, è impresa a dir poco “improbabile”: Giant Sand, progetti paralleli, collaborazioni varie, Calexico, OP8…….., il rischio e di perdersi strada facendo. Ci proverò senza pretendere la completezza assoluta, tentando di dare una panoramica generale del percorso discografico della band. Tutto gira intorno alla “pazza” figura del leader Howe Gelb, personalità musicale multiforme e bizzarra dalle infinite sfumature. L’inizio e rintracciabile a Tucson, fine anni settanta, dove Gelb trasferitosi dalla Pennsylvania, forma una band dal nome Giant Sandworms, insieme all’amico Rainer Ptacek. Dopo un EP la band si scioglie. I veri Giant Sand vedono la luce nel 1984: Howie Gelb a Los Angeles firma un contratto con la Enigma e poco dopo è già pronto “Valley of the rain”, debutto ufficiale della band, mentre l’anno successivo uscirà l’osannato secondo album, “Ballad of a thin line man”. Nel frattempo Gelb ha una seconda band ancora con Rainer Ptacek, Band of Blacky Ranchette, con un approccio più tradizionalmente country rispetto ai Giant Sand. Dopo il 1985 inizieranno una serie di pubblicazioni che daranno subito l’idea dell’estro del leader, che abbandonato il progetto Band of Blacky Ranchette, darà ai Giant Sand una varietà di suoni e di direzioni che spiazzerà spesso sia i critici che i fans. “Storm” e “The love songs” nel 1988 (quest’ultimo vede l’ingresso alla batteria di John Convertino, da qui in poi membro permanente della band), l’anno successivo il particolarissimo ”Long stem rant” (registrato solo con Convertino). Poi in successione”: Giant sandwich”, “Giant songs:the best of Giant Sands” nel 1989, “Swerve”(1990), “Ramp”(1991), in questo disco compare per la prima volta Joey Burns al contrabasso, che d’ora in poi farà parte della formazione base con Convertino e Gelb. Sempre nel ’91 è pronto e viene pubblicato il primo album solista di Howie Gelb, “Dreaded brown recluse”; del ’93 sono “Pourge and slouch” e “Center of the Universe”, a nome Giant Sand, per arrivare a “Glum”(1994), per molti uno dei lavori migliori (e “normali”) della band. Difficile trovare un filo conduttore sonoro nei diversi album, si passa dal “paisley underground” dei primissimi lavori, con un approccio “punk” verso la tradizione rock, a brani tradizionalmente country, da atmosfere jazz ad altre messicaneggianti, con un’approccio alla forma canzone spesso istintiva e frutto d’improvvisazioni, di idee accennate senza essere sviluppate interamente, processo compositivo estremizzato nei lavori solisti di Gelb. Negli anni successivi al 1994 i Giant Sand pubblicano tre live “Goods and Service”(1995), “Backyard barbecue broadcast” (1996) e “Official bootleg vol. 1” (1996), dedicandosi soprattutto a progetti paralleli.

La sezione ritmica della band (Joey Burns/John Convertino) danno vita inizialmente ai Frends of Dean Martinez poi ai Calexico, con cui stanno facendo in pochi anni più soldi di quanti ne abbiano mai fatti con i Giant Sand…..questione di singoli e conferma della completa libertà artistica di Gelb, che forse gli ha sempre impedito di dare una forma per così dire leggermente più “appetibile” alle proprie canzoni. Molto interessante il progetto OP8 che vedono coinvolti i Giant Sand al completo con Lisa Germano, divenuta famosa come violinista nella band di John Mellencamp, ed ora protagonista di un’interessante carriera solista. “Slush” (1997), questo è il nome dell’unico lavoro al momento degli OP8, alterna brani di Gelb, ad altri della Germano e vede per la prima volta all’interno dei Giant Sand , un brano firmato da Joey Burns, ( OP8 è chiaramente un disco di Giant Sand and Lisa Germano), il tutto completato da due cover ( Lee Hazelwood e Neil Young). Nello stesso anno muore Rainer Ptacek, il più grande amico di Howe Gelb, e i successivi lavori risentiranno (come atmosfera) del contraccolpo psicologico di questa scomparsa, soprattutto il secondo lavoro solista di Gelb, “Hisser”(1998), registrato a casa con pochi mezzi, essenzialmente acustico, oscuro, ma di grande spessore artistico. Il 2000 è l’anno del ritorno in studio con il nome Giant Sand (l’ultimo, per chi avesse perso il filo, era Glum del 1994…, la storia dei Giant Sand è più intricata di qualsivoglia telenovela…). “Chore of Enchantment”è il lavoro più compiuto, meglio registrato (più soldi a disposizione) e omogeneo della band di Tucson, per molti il loro capolavoro assoluto, nonostante le complesse vicende con la casa discografica (inizialmente finanziato dalla V2, affiliata ad una major, che improvvisamente licenzia la band, e successivamente pubblicato dall’indipendente Thrill Jockey). Howie Gelb è comunque sempre più impegnato nella sua carriera solista, tanto che nel 2001 escono due dischi a suo nome, “Confluence”, che prosegue ottimamente il percorso di “Hisser e “Lull (Some Piano)", un’altra pazza idea, un disco completamente strumentale di solo pianoforte; inoltre c’è un altro disco reperibile solo ai concerti, “Down Home 2000”, registrazioni e curiosità fatte in casa. D’altro canto Convertino e Burns sono sempre più impegnati con i Calexico e il successivo lavoro dei Giant Sand, “Cover Magazine” (2002), si presenta come l’addio della band ai loro fans (all’interno del cd un sottotitolo recita, “The reteirement issue”); un disco di cover, un altro grande disco, che ancor più rende triste, per gli appassionati, questa “affrettata” decisione. L'auspicio è di ritrovarci ancora a parlare di loro.
articolo gentilmente "concesso" da Mauro Pettinari - www.kathodik.it
I nuovi Giant Sand suoneranno a Faenza sabato 5 agosto, unica data italiana.
Grazie a Strade Blu. Di cuore.
E visto che non so ancora come si collegano file audio/video esterni, vi rimando ad alcuni link:
primo
Howe Gelb su youtube
divertente giochino per chi non si decide d'andare a dormire
e domattina vuol proprio sembrare un componente della famiglia Addams
domenica, 30 luglio 2006
ecco un valido argomento di conversazione per la prossima volta che vedo mio padre
sabato, 29 luglio 2006
Alla Ricordi di Bologna non vado mai perchè sono una romantica e credo in Nannucci come nella rivoluzione cubana.
Oggi invece ho pensato d'andarci per rompere un po' le scatole e godere dell'aria condizionata aggratisse. Alla Feltrinelli infatti c'erano 42° o giù di lì, credo stiano rimodernando non so che. Alla fine dei lavori troveranno sotto i teli di plastica anche qualche cliente morto. Ex cliente.
Bè da Ricordi mi metto a spulciare i soliti nomi per vedere la media dei prezzi di cd che non comprerò mai e cosa trovo? Non credevo ai miei occhi. Mi sono guardata attorno, ho nascosto il cd in fondo alla fila e sono uscita sparata verso il mio Nannucci, anche perchè in via Oberdan i commessi alla cassa ti fanno i complimenti per quello che compri. Perchè lo compri soprattutto.
Con sommo rammarico sono poi tornata dagli infedeli.
Ma alla Ricordi non ti caga nessuno e... non ci stanno tanto con la testa.
venerdì, 28 luglio 2006
Per prepararsi al grande evento, ecco accorrere in mio aiuto il buon Scaruffi.
Che se lo viene a sapere mi fa un .... così.
La rivincita degli stati del deserto
Arizona, new Mexico, Nevada, Il Texas occidentale e un pezzo della California compongono il deserto Americano. In questi stati lo scenario umano e' per lo piu' rappresentato da villaggi sperduti in distese sconfinate di sabbia, cactus e serpenti a sonagli. Il ritmo della vita e il concetto stesso della vita sono profondamente diversi da quelli delle tumultuose metropoli dell'Est o delle solenni montagne del Nord. Soltanto in epoca molto recente queste zone sono venute alla ribalta.
Eppure negli anni '90 questi stati hanno finalmente goduto di un minimo di popolarita' e di un'ingente immigrazione. E gli immigrati non vengono dal Messico, ma dagli stati ricchi del nord e dell'ovest. Fra il 1970 e il 1994 il Censimento nazionale dice che la popolazione dell'Arizona e' cresciuta del 130%, quella del New Mexico del 63% e quella del Nevada addirittura del 198%.
L' Arizona, noto fino a qualche anno fa soltanto per le sue attrazioni turistiche (il Grand Canyon del fiume Colorado, la Monument Valley, le rocce di Chiricahua, il villaggio preistorico del Navajo National Monument, la Foresta Pietrificata), sta rapidamente emergendo come la nuova realta' economica degli USA. Lo stato e' stato tradizionalmente spopolato, ma ha sempre vantato un suo piccolo melting pop poiche' un settimo dei pellerossa (e la maggioranza dei Navajo) vivono qui e le statistiche dicono che un abitante su cinque ha un cognome spagnolo.
I coloni anglosassoni arrivarono tardi. D'altronde per molti anni l'Arizona fu inabitabile: gli indiani Apache davano del filo da torcere a chiunque si avventurasse lontano dai forti e la rivoluzione messicana del 1810 ebbe ripercussioni fin qui. Nel 1848 gli USA vinsero la guerra contro il Messico e si appropriarono del Territorio del New Mexico, comprendente l'Arizona; ma fino al 1886 non ci fu pace con gli Indiani. Tant'e' che soltanto nel 1912 l'Arizona venne ammesso come stato negli USA (quarantottesimo e ultimo, a parte Alaska e Hawaii). Le sue cronache dell'Ottocento sono pittoresche, anche se riguardano quasi sempre episodi marginali. Citta' come Flagstaff e Mesa furono create dalla emigrazione verso la California. E Tombstone e' forse la piu' famosa reliquia del Far West: qui avvenne il celebre duello dell'O.K. Corral, fra Wyatt Earp e la banda di Clinton, nel 1881.
A cambiare il destino dello stato fu l'invenzione dell' aria condizionata, senza la quale sarebbe stato virtualmente impossibile vivere nel deserto in cui sono cresciute citta' come Phoenix e Tucson. Phoenix crebbe man mano che il deserto diventava meno deserto: nel 1900 aveva cinquecento abitanti, nel 1911 la prima diga lo rese coltivabile, nel 1926 arrivo' la ferrovia, poi il complesso sistema di acquedotti del Central Arizona Project risolse definitivamente il problema idrico.
Da allora si e' sviluppata un'industria d'avanguardia, che ha lentamente attirato aziende da tutto il resto dell'America, e ultimamente, in particolare, dalla California. Insieme a Seattle e' forse una delle metropoli piu' ambite oggi da chi cerca alternative alla California. Nel 1994 ha rubato proprio alla California il primato di "start-up" (di nuove aziende). Motorola (che ha sede qua) e Intel (che ha costruito una fabbrica gigantesca alla periferia a Chandler) hanno trasformato l'Arizona in una delle capitali mondiali dell'elettronica. Parchi industriali stanno sorgendo in tutto lo stato, da Kingman a Yuma, da Prescott a Flagstaff.
L'Arizona vanta anche un retroterra culturale tutt'altro che trascurabile, con picchi nella piccolissima Sedona (e nelle sue gallerie d'arte) e nella grande Tucson (sede dell'Universita' dell'Arizona).
E per i sei gradi di separazione:
link
MATMOS / The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast
La ricontestualizzazione di suoni concreti in grammatiche musical-culturali disparate, quella sorta di riduzionismo che papà Schaeffer aveva teorizzato e realizzato non del tutto compiutamente, è stato ed è ancora il filo conduttore dell'arte sublim(inal)e dei Matmos. L'interazione tra sampling e strumentazione classica di "Semen Song For James Bidgood" dà vita a una sorta di straniamento percettivo, amplificato, nel caso di specie, dal flusso di coscienza in loop di Antony, a richiamare le poetiche surrealiste di Robert Ashley. Ma il riferimento a prestigiosi colleghi diviene forse, anzi sicuramente, fatuo, poiché dopo svariati album e progetti paralleli, Drew Daniel e Martin Schmidt sono depositari di un linguaggio inconfondibile. Sound art per installazioni mentali, Idm post-fallout dell'evo tecnocratico, enucleazione chirurgica dei suoni che ci avviluppano. Continua ineccepibile la rivoluzione silenziosa dei Matmos.
da qui
Ho consegnato Antony nelle mani del collega Sputnik, apostrofandolo: -tanto non arrivi a metà del primo pezzo!-
Vediamo se abbocca.
giovedì, 27 luglio 2006
Il collega Sputnik è strano in questo periodo.
Ogni tanto gli passo qualche cd -senti questo se ti garba-. Poca roba, che di solito torna indietro con un -quel cd... l'ho ascoltato... non mi piace-. E' cortese nel dirlo, quasi gli dispiacesse.
A me poi... sto come prima.
Cocorosie no
NIN no
Athlete poco
Devendra Banhart no
The Postal Service no
Capossela neanche a parlarne
Sigur Ros poco
James Blunt (!!!) su sua richesta, mi sarei dovuta insospettire a questo punto.
Martedì
Se ne esce con una richiesta bizzarra: vorrebbe ascoltare qualcosa degli Afterhours. Io resto basita, lo guardo e... lo guardo senza capire, rumore di ferraglia nella testa. Si giustifica con un -tanto sono di tendenza- che mi fa girare i coglioni che non ho, per qualche secondo e ancora adesso se ci penso un po'. Si vede che ha notato la mia aria trasognata la settimana scorsa al pensiero di vederli dal vivo, finalmente. O magari ha notato che nelle frasi usavo Afterhours al posto delle virgole.
Il giorno dopo gli porto a caso Hai paura del buio, Siam tre piccoli porcellin live e Ballate per piccole iene, sperando che San Gennaro facesse 'o miracolo.
Oggi
In ufficio si stava divagando sul riconoscersi nei '70 o negli '80. Sondaggi estivi.
Arriva Sputnik e mi dice - ma te sei strana, ascolti quei gruppi... nine inch nails, afterhours... (mooolti puntini di sospensione)- ed io -perchè cos'hanno gli afterhours, non mi sembra 'sta musica metal- e già ero sul piede di guerra.
Risponde: -ma sai, è da un po' di tempo che non riesco più ad ascoltare musica pesante- (ecco spiegato James Blunt, oh mio dio James Blunt)
Come al solito dico la cosa sbagliata al momento sbagliato: -ma ti stai trasformando in una donnicciuola? ed io allora? che sto prendendo lezioni di Joy division?-
Stasera
Nel caricare musica sull'Ipod ho ritrovato un cd adorabile dello scorso inverno. Si è accesa una lampadina.
Domani
Gli porto Antony and the Johnson, vediamo che faccia fa.
mercoledì, 26 luglio 2006
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
... una biondina canadese
... occhi pesti e chitarra
... canotta e cravatta da vera sk8r del piffero
martedì, 25 luglio 2006
E' tempo di relax, è tempo di Santori.
rai tre - ore 23.10
Ieri è arrivata la bolletta del gas e non me ne sono neanche accorta. C'erano due tizi con l'idropulitrice davanti il mio portone a far casino, più che altro. Il mio padrone di casa ha pensato bene di fare il trattamento al pavimento in mattoni del cortile nei 10 giorni più caldi dal 1498 a questa parte. E figurati se m'ha avvertito. Me l'han detto loro, gli omini sudati, che avevano una gran voglia di parlare. Io meno visto che avevo le buste dei surgelati in mano.
Ok d'accordo, grazie.
Va bene, non si preoccupi, grazie.
Ho capito, si figuri, grazie.
C'è una puzza di solvente da far crepare tutti i canarini della via.
Va be', torno alla bolletta.
-212,36 euro.
E qui iniziano gli insulti liberi.
Caro sig. Italgas, ma come cazzo fai le letture dei tuoi impianti?
Non è che forse l'ultima volta hai sparato un filo alto?
Quanto metano vuoi che consumi una persona sola, tra il 12 maggio e l'11 luglio, con 31,5°C di media in casa?
C'è gente che, per caso, ha il coraggio di farsi la doccia con l'acqua calda?
O si scalda il latte nel pentolino, la mattina?
Aspetto tue notizie.
sabato, 22 luglio 2006
serata fantastica
grazie luna
sabato, 15 luglio 2006
The Postal Service
Give up
TRACKLIST:
1. The district sleeps alone tonight
2. Such great heights
3. Sleeping in
4. Nothing better
5. Recycled air
6. Clark Gable
7. We will become silhouettes
8. This place is a prison
9. Brand new colony
10. Natural Anthem
Matmos
The Civil War
TRACKLIST:
1. Regicide
2. Z.O.C.K.
3. Reconstruction
4. Ytte
5. For The Trees
6. The Stars And Stripes Forever
7. Pelt And Holler
8. The Struggle Against Unreality
9. For The Trees (Reprise)
domenica, 09 luglio 2006
venerdì, 07 luglio 2006
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